
Il colore non è mai neutro: cambia significato a seconda di tempi, luoghi e contesti.
I colori non significano sempre le stesse cose: il lutto non è ovunque nero, il rosso non è soltanto passione — può essere autorità, pericolo, festa, rivoluzione, a seconda di dove e quando lo guardi.
Cambiano i simboli, cambiano gli usi, cambia lo sguardo.
E mi accorgo che non guardo mai un colore “puro”; lo leggo dentro un contesto di abitudini e convenzioni.
«Un rosso in un mare di grigi grida; lo stesso rosso in mezzo a verdi brilla in un altro modo. Il colore, più che dire, fa!»
Colori quotidiani
Nella pratica di tutti i giorni il colore è ovunque, anche nei dettagli che diamo per scontati.
- Strumenti medici e divise in sala operatoria → verdi o azzurri, per riposare l’occhio stanco del rosso del sangue, per contrasto e compensazione.
- Taxi gialli → visibilità tra traffico e foschia.
- Cucine bianche → igiene, ma anche un immaginario di tecnologia e pulizia.
- Schermi dei telefoni → saturazioni pompate che ci abituano a un mondo più “sparato” del reale: così persino il cielo vero può sembrarci sottotono.
La regola d’oro: il colore è confronto
A livello percettivo, c’è un principio che ritorna sempre quando insegno o progetto: il colore è confronto.
Non esiste il rosso “in assoluto”, esiste solo il rosso rispetto a quello che gli metti accanto.
E qui si aprono i giochi dei contrasti:
- Chiaro / scuro → per dare volume e ritmo
- Caldo / freddo → per avvicinare o allontanare
- Complementari → per far vibrare
- Quantità / qualità → per decidere chi comanda
(un piccolo punto di arancio in un mare di blu attira più di una grossa macchia di blu dentro un mare di arancio)
La composizione cromatica è una faccenda di pesi, come fare musica con i timbri, non soltanto con le note.
«Il colore da solo non dice niente; comincia a parlare quando incontra un vicino, una luce, un materiale, un tempo della giornata, un’aspettativa culturale. Lì, finalmente, accade.»
Una postura interiore
Alla fine, cosa mi resta davvero?
Una postura: quando scelgo un colore — per un quadro, un tatuaggio, un poster, una stanza — mi chiedo sempre:
- Perché proprio questo?
- Cosa evoca?
- A cosa si appoggia?
- Cosa contrasta?
- Che storia porta con sé?
- E soprattutto: con chi dovrà dialogare?
Il colore è un linguaggio relazionale. Vive solo nell’incontro.
✍️ KMF


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